
LA MIA PRIMA BICICLETTA? FORSE!
Il primo ricordo che ho in mente è quel giorno al parco di Monza, lanciato sul rettilineo del Cavriga, la bicicletta da corsa gialla, il nonno Guido che sorride e io che lo guardo - poi il volo, cinque sei forse sette metri, dopo aver preso in pieno un sasso. E un bel buco in testa. Ma qui, dovevo avere almeno sei anni.
Quel nonno Guido - che aveva corso con Binda e Guerra - quando ero “piccolo” mi aveva insegnato ad andare in bici senza le rotelle (deleterie e dannose, come insegnare a camminare con le stampelle, no? E comunque, a mio figlio non le metterò). Andavamo dai fratelli Medina di Monza, un bel negozio, e dietro l’officina un’incredibile quantità di biciclette che sognavo di poter cavalcare tutte quante. Facevo tante domande…
Qui, dove vivo da venti anni, da bambino venivo in vacanza tutta l’estate. Il nonno Guido assieme all‘acquisito zio Pinuccio Bolzoni mi portava ad “allenarmi”. Se penso che facevo due giri da dieci chilometri con salita delle Borlezze, mi devo un po’ pavoneggiare.
Il nonno diceva, “non importa andare forte, importa essere composti in sella e fermi, eleganti!”. E mi faceva fare esercizi di “surplace” (si dice così?) come quello che vedevamo fare nelle Sei Giorni in TV… Sarà per questo che ho amato la poesia in movimento chiamata Gianni Bugno.
Stavo nel garage a sistemare la bicicletta - cosa diavolo dovevo sistemare? - poi andavo dal Pierangelo Ferri in officina - esatto, a sistemare la bicicletta.
Che pazienza, questi nonni e questi signori gentili con noi bambini: i fratelli Medina che mi facevano vedere come si tirava un freno prima di bloccare il filo al punto giusto. Il nonno parlava con mio papà - grande amante della bicicletta - sui giri da farmi fare quando mi portavano al parco di Monza o ai giardinetti. E lei, la bici gialla come il sole, che splendeva in attesa di me. Al nonno ho pensato quel giorno di giugno del 2004 quando ho tagliato con eleganza il traguardo della Paris-Roubaix (versione amateur), con eleganza, con la sensazione di aver combinato qualcosa di buono, per essermi preso cura del mio cavallo a due ruote.
Davide Sapienza è nato a Monza nel 1963. E’ uno scrittore, un traduttore, un giornalista e un viaggiatore italiano. Il suo sito internet è www.davidesapienza.net
l’attrazione della bicicletta sui bambini è inarrestabile! Forse è il primo loro strumento di libertà, con il quale si sentono un po’ più grandi. Se questo passaggio poi è anche veicolato dal nonno è pura magia!
Grazie Davide per queste righe.
p.s. Credo che tu abbia anche una certa somiglianza con Gianni Bugno
Che bel racconto Dav…!
Sempre la poesia ovunque ti accompagna…
grazie caro…hai detto bene: il senso di libertà che da bambino ti regala la bicicletta é straordinario. Ricordo alle scuole medie una bici da cross NON ammortizzata, ma che razza di scorribande su e giù dalle montagne di terra di riporto dei cantieri …e che sgridate a casa per i pantaloni sporchi (”ma come, non eri andato a studiare dal tuo amico? Cos’hai fatto!!!” —)…era stupendo ed é quello che provo oggi, specialmente in mtb fuori strada…
io non ho avuto la bicicletta perchè sulle strade del mio paese non pare un mezzo adeguato…ma i miei figli ci hanno fatto un sacco di corse, con spensieratezza e con tante cadute…
Desiderio di libertà, di autonomia, gioia di vivere…
Andamento lento, soprattutto in montagna…per seguire i ritmi della vita…
Bellissimo il ricordo… ogni tanto (troppe poche volte, ahimé) prendo la bicicletta per andare in ufficio, tagliando per strade secondarie ed una breve pista ciclabile. Ebbene, in quel giorno mi pare di essere quasi in vacanza!