La bici sopra Berlino: un titolo che ricorda il famoso film di Wenders. Anche in questo caso c’entrano gli angeli, vero?
In effetti il co-protagonista del racconto è un angelo, e il racconto stesso prende il via in un luogo celebrato dal film di Wenders, la biblioteca statale di Berlino - decisamente il luogo migliore per incontrare un angelo, almeno per me. Non posso negare che ci siano richiami a quel film, quindi. D’altra parte, scrivendo questo libro ho fatto i conti con alcune affascinazioni che coltivavo fin da ragazzo e che mi hanno condotto a Berlino. Oltre a Wenders e Handke, che scrisse la sceneggiatura del film assieme al regista, gli scritti di Siegfried Kracauer, la scena musicale underground, l’immaginario della DDR e… la bicicletta, ovviamente.
Non una vera e proprio guida alla città, ma un racconto per coglierne l’anima. Che cosa hai scoperto di Berlino a vent’anni dalla caduta del muro?
La singolarità di Berlino è tuttora segnata dal recente passato, ovviamente. Ci sono quartieri, quelli della periferia est in particolare, dove nessuno mette piede, a parte chi ci vive. E non parlo dei turisti ma degli stessi berlinesi, o meglio dei berlinesi di adozione, che sono forse oggi la maggioranza! Oltre la città da copertina, quella che io chiamo la “Berlino ye ye”, ci sono altre anime della città: l’insieme è un mosaico con tessere spaiate. Sfruttando la comodità della bicicletta, e il fatto che è piuttosto ben accolta sulle strade di questa città, il protagonista del libro cerca di conoscere angoli diversi da quelli usuali.
Che punto di vista è quello della sella della bicicletta?
La bicicletta è, per me, innanzitutto un mezzo gentile, che dona allo sguardo del viaggiatore molte possibilità di spaziare e riflettere. Il movimento può essere lento o veloce, ma è sempre indipendente, libero e non dannoso per l’ambiente.
La capitale tedesca può essere anche un simbolo della possibilità di una ciclabilità urbana. Le nostre città italiane che cosa dovrebbero imparare da questo esempio?
La bicicletta è un salvagente per la città moderna, congestionata da traffico e inquinamento. Le istituzioni europee e molte capitali ci credono. Berlino è un esempio luminoso, ma non unico. Purtroppo in Italia le grandi città, e penso soprattutto a Roma e Milano, sono ben lontane dal favorire i mezzi pubblici e la bicicletta e anche le piccole faticano a capire che l’alleato della bici è il pedone e tutti gli utenti deboli, bambini, anziani, disabili che si muovono in carrozzina. Credo vada fatta una scelta sul modello di città e di vita che si vuole.
Il testo dell’intervista è stato pubblicato su “Il Messaggero Veneto” - pagina culturale, di venerdì 16 ottobre 2009
Max Mauro, giornalista, viaggiatore e scrittore, ha da poco pubblicato per Ediciclo, collana CICLOPOLIS - Le città in bicicletta, il libro “La bici sopra Berlino“.

Ho letto il libro! Per chi è già stato a Berlino e per chi ha visto “Il cielo sopra Berlino” e “Così lontano così vicino” è assolutamente imperdibile. Molto bella l’idea dell’angelo in bicicletta.