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Lenti ma contenti

fotocecilia

di Cecilia Gentile

Siamo partiti in tre per la Croazia. Per i miei due compagni di viaggio andava bene anche fare lunghi trasferimenti in pullman o in un’auto presa a nolo, pur di raggiungere i luoghi che la guida evidenziava con tanti asterischi. Io, invece, volevo essere “ubicia”, volevo essere ovunque in bici, come dice il mio amico Elio, che ha inventato la parola ubicità, mettendo insieme l’avverbio latino ubique, dappertutto e il sostantivo bicicletta. Volevo essere io ad assegnare gli asterischi al mio percorso, ai miei incontri, ai posti visitati. Così, mi sono affidata esclusivamente alla bicicletta. Ho pedalato dove le sue ruote mi portavano, perché non mi interessava la meta, ma l’andare, mi interessava sentire il profumo dei fiori, l’odore del finocchio croato lungo le strade. Sapevo che solo così sarei riuscita a possedere, piano piano, in lento avvicinamento, panorami, luoghi e persone. “È il tempo che ho trascorso con la mia rosa che ha fatto di questa rosa la mia rosa”, dice la volpe al Piccolo Principe di Saint Exupery.

Ricordo il mio primo viaggio a pedali tanti anni fa in Bretagna, Francia. Eravamo in quattro. Avevamo programmato la prima settimana a nord per poi spostarci con il treno a sud, zona più turistica, raccomandata dalla guida. Ad un certo punto Marco P. propose di non prendere il treno, per rimanere ad esplorare la zona in cui già ci trovavamo, e affidarci solo alla bici. Ci fu una votazione. Ricordo che rimasi molto male, io volevo cambiare zona, e persi. “Ma qui ci sono solo pannocchie”, dicevo a Marco P. mentre pedalavo. “Magari potessi pedalare tutti i giorni in mezzo alle pannocchie”, mi rispose Marco P. Ecco, con il tempo, nei miei viaggi in bici, ho imparato a cercare e a trovare le mie pannocchie.

Per questo, mentre i miei due ex compagni di viaggio optavano per Mali Losinj’ in traghetto, io con la mia bici puntavo a Pag, l’unica isola raggiungibile direttamente da Zadar, perché collegata da un ponte alla terra ferma. Pag, lo “scarto” del Quarnaro, la meno bella secondo la guida. Eppure quell’isola mi è sembrata meravigliosa, perché l’ho conquistata piano piano, a ritmo di pedale. Lungo il percorso, un uomo mi ha tirato un bacio dal balcone, una donna mi ha regalato la lavanda, una coppia di anziani mi ha offerto mele, pomodori e acqua, un altro signore mi ha riempito la borraccia e mi ha dato un bicchiere di fresco tamarindo, un toccasana nell’arsura di fine giugno. Sono loro gli asterischi del mio viaggio, loro mi hanno permesso di sentire il cuore di Pag. Perché non è importante vedere, ma entrare, non è importante certificare, ma interiorizzare. Per arrivare a Pag ho pedalato a lungo accanto ad una farfallina che volava a trenta centimentri dal suolo. In pullman o in macchina non l’avrei mai vista. Pedalando mi sentivo come quella farfalla, leggera, libera di fermarmi di fiore in fiore. E non a caso a Sibenik ho voluto una foto accanto ad un’altra farfalla, quella coloratissima di cartapesta posta all’ingresso del centro storico, che annunciava il Festival dell’Infanzia. Perchè la bicicletta regala anche questo, il gusto di stupirsi di nuovo come i bambini.”

estratto dal racconto Pag e le pannocchie di Marco P. di Cecilia Gentile

5 Responses to “Lenti ma contenti”

  1. luca scrive:

    bravissima ce! Mi hai fatto quasi venire voglia di pedalare…la lentezza è un bene supremo. Essere lenti nelle attività quotidiane significa diventare più ricchi e quindi più veloci nel pensiero

  2. luca scrive:

    p.s. Cmq considera anche che è il 1 aprile…quindi non credo che pedalerò, troppa fatica per uno lento sì , ma anche pigro

  3. Philip scrive:

    Brava Ceci! Viva il piacere della pedalata in luoghi nuovi e con nuovi compagni di viaggio e provare emozioni ataviche! E ben venga anche la scelta e l’accettazione di un compromesso di percorso. Perché ogni impedimento è godimento! ;)

  4. Cecilia Gentile scrive:

    Sì, “ogni impedimento è giovamento”, perchè ti apre la porta a nuove emozioni. E’ lo spirito del viaggiare e ancor più del cicloviaggiare. Dai Luca, non bisogna essere allenati per andare in bici, ma solo “disponibili”.

  5. Marco P. scrive:

    Il racconto intero è reperibile somewhere? Tanto per capire che altro ho “sentenziato” e di cui non ho più memoria… :)

    Ciao Cecilia, scusa il ritardo con cui commento, ma ho dovuto vincere un certo “imbarazzo”. Non è la prima volta che qualcuno/a scrive di me (te lo ricordi Manfred?), ma la cosa mi lascia ugualmente spiazzato…
    Ci penserò su ancora un po’, poi scriverò qualcosa sul “Mammifero Bipede”. Cosa ancora non lo so, ma ho già deciso il titolo: “Il filosofo della pannocchia”.
    Spero che avremo presto occasione di pedalare insieme.
    A presto!

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