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Pubblichiamo questa breve intervista a Paolo Merlini, definito da La Stampa “Esperto di vie traverse” e autore del libro “L’arte del viaggiare lento. A spasso per l’Italia senz’auto“, in uscita per Ediciclo ai primi di febbraio.

Ci racconti cosa significa viaggiare lentamente al modo tuo?

Oramai è assodato che l’avverbio “lentamente” identifica, nella maggior parte dei casi, la gioia e il gusto dell’attività che precede (vedi Slow Food, Slow Travel ecc.). Mangiare lentamente un buon piatto di spaghetti permette di gustare la pietanza e di goderne appieno, così come viaggiare lentamente permette di godere del viaggio anche nella fase del moto a luogo, cioè gustare il cammino. Viaggiare lentamente alla mia maniera, cioè utilizzando il sistema di trasporto pubblico locale, in sintesi, significa anche risparmiare. In primo luogo è pacifico che si inquina di meno a prendere l’autobus di linea piuttosto che a utilizzare la propria automobile, quindi risparmio di immissioni di anidride carbonica nell’atmosfera. Poi se si considera il costo per chilometro dell’autovettura di proprietà, abbiamo di sicuro un risparmio economico (molto accentuato se siamo l’unico passeggero della nostra macchina). Infine, se si considera che non dobbiamo guidare il nostro mezzo, possiamo parlare anche di risparmio di energie psicofisiche (va da sé che sul bus o sul treno posso dormire, leggere o semplicemente guardare fuori dal finestrino).

Il tuo libro si propone anche come guida per attraversare l’Italia in modo totalmente diverso. Come appare il nostro stivale dal finestrino di una corriera?

Sì, il libro, attraverso la mia esperienza personale, indica come si possa girare l’Italia in maniera economica, ecologica e virtuosa usando le autolinee locali e le ferrovie secondarie che quotidianamente tessono la rete del trasporto pubblico italiano. Ogni giorno tanti mezzi pubblici (molto spesso nuovi, ecologici, climatizzati e prenotabili in anticipo) si addentrano alla giusta velocità nel profondo della provincia italiana e ci permettono di raggiungere anche le località più remote. Da tanti anni pratico questa strana forma di microturismo e sono felice di annunciare, fuor di retorica, che l’Italia vista dal finestrino del bus o del treno è ancora il paese più bello del mondo…. é ancora il paese più bello del mondo nonostante l’eccessiva antropizzazione di alcune zone del territorio e la scempiaggine di troppi amministratori locali poco lungimiranti. In buona sostanza, pian piano che ci allontaniamo dalla fascia costiera dello stivale, oppure dalle periferie delle città (grandi o piccole non importa), a guardar bene, troviamo ancora il paesaggio che ha fatto innamorare i viaggiatori di ogni epoca. Uscendo da un qualsiasi centro abitato con le strade a scorrimento veloce, ci rendiamo conto che l’opprimente corredo di centri commerciali e di capannoni industriali (aimè troppo spesso abbandonati o in cerca di un nuovo affittuario) presto o tardi lascia il posto ai vecchi tracciati delle strade statali o provinciali. E’ allora che la magia del “Bel Paese” torna ad ammaliarci. I passeggeri dei mezzi pubblici non hanno altra incombenza se non quella di obliterare il biglietto e di mettersi comodi. E’ un po’ come al cinema, dopo l’odiosa sequela di spot pubblicitari, partono i titoli di testa ed inizia il film…. cioè dopo la via crucis dei centri commerciali, delle mega concessionarie di automobili e dei capannoni prefabbricati infestanti le aree dove un tempo non remoto “era tutta campagna” (in pratica prima del cambiamento della destinazione d’uso del nuovo piano regolatore), finisce il traffico e parte il lungometraggio della “Bella Italia”. Continue Reading »

Pubblichiamo un estratto del libro “Londra on the river” di Michele Monina, in uscita per i nostri tipi il 26 gennaio prossimo. Michele, scrittore e biografo “musicale” (sue le biografie di Vasco Rossi, Elisa, Fabri Fibra e molti altri), ha raccontato Londra attraversandola in bicicletta con suo figlio Tommaso, seienne.

 

Un on the river che si rispetti non può svolgersi a bordo di un campo di calcio. Per cui pedalando sulle nostre folding bike lungo una delle strade più colorate di Londra, che è come dire una delle più colorate del mondo, tagliamo su uno stradone alla nostra sinistra e ci dirigiamo verso il Tamigi. È da qui che si vede la Battersea Power Station, ex centrale elettrica della parte ovest di Londra immortalata in una delle copertine più famose della storia del rock, quella di Animals dei Pink Floyd. Non potete
non averla presente, significherebbe che non conoscete la musica di una delle rock band più importanti di sempre. Così fosse, fatelo per voi ancor prima che per chi scrive queste parole, mollate il libro lì sul comodino, magari dopo aver fatto un’orecchia alla pagina o aver infilato un segnalibro più o meno personalizzato (va bene anche un biglietto del tram, figuriamoci), e andate a scaricarvi, legalmente o meno, a voi la scelta, l’intera discografia della band che fu di Syd Barrett e Roger Waters e che ormai da anni ha in David Gilmour, panciuto chitarrista dall’incedere flemmatico, il suo uomo-guida. Nel farlo, però, state attenti a scaricare folder che comprendano anche il jpg delle copertine, altrimenti continuerete a ignorare cosa sia questa benedetta Battersea Power Station, e a questo punto non saprei davvero più come venirvi incontro. La Battersea Power Station è una figura imponente sul lungofiume. Un blocco di cemento che sarebbe tanto piaciuto ai brutalisti, con queste quattro ciminiere imperiose, al momento sprovviste di fumo, visto che di centrale elettrica in disuso si tratta. Tutto intorno, oggi, un parco immenso, regalo dell’amministrazione alla cittadinanza, il Battersea Park. Maiali in volo, sospesi in aria, non ce ne sono, ma sono certo che in passato ce n’erano in abbondanza, almeno nella testa di chi a questo colosso di cemento guardava. Lo dico a Tommaso, che un tempo qui c’era un maiale che volava, e lui mi chiede se è Spider Pork, il maiale protagonista di uno dei pezzi più divertenti di I Simpsons – Il film. Sì, gli rispondo, era proprio Spider Pork, perché in effetti, a ben vedere, è al maiale di Animals che Matt Groening si è ispirato, quantomeno per la scena in cui Spider Pork vola. I Simpsons, del resto, sono una continua citazione postmoderna della nostra più recente cultura pop, penso, senza però coinvolgere mio figlio in questi pensieri. Del resto, che gli frega a lui del post-moderno, del pop e anche dei Pink Floyd?

Ediciclo vi augura un natale tutto da pedalare con il racconto autobiografico di Stefano Bruccoleri e vi regala il CALENDARIO 2012 MUSICA DELLA NEVE ispirato al libro “La musica della neve” di Davide Sapienza (foto di Andrea Aschedamini, per gentile concessione di Andrea Aschedamini e Litografia Solari, Milano).

 

<<Avevo cinque anni quando le condizioni economiche della mia famiglia originaria suggerirono un affidamento temporaneo che col tempo si sarebbe tradotto in un’adozione. Poi, un giorno vidi mamma arrivare dal vialetto della casa. Io ero in giardino a giocare e la prima cosa che urlai dentro fu: «No! Non adesso. Non ti voglio, mamma. Non ti voglio vedere». Mamma aveva trentasei anni, a me appariva vecchia, consumata, pesante, ingombrante.
Era chiaro che veniva a riportarci a casa.
A distanza di trentasette anni quello resta il ricordo più nitido della mia infanzia. La detestai, ricordo il cappotto che indossava, le arrivava sotto le ginocchia, e le scarpe impolverate di terra che raccontavano chiaramente della miseria che ci stava attendendo. La famiglia affidataria era benestante e in giardino c’era una bicicletta per ogni bambino della casa.
Io avevo la mia.
Quando mamma ci portò via, quella bicicletta non venne con me e ho passato la vita a rivolerne una, a rivolere quella bicicletta.
«La bicicletta non ha cassetti, i sogni li appoggi direttamente sui pedali».
A diciassette anni addolcivo la tristezza viaggiando su un vecchio atlante. Immaginavo di pedalare lungo le rive del fiume Po partendo da Torino e poi via via verso la Pianura Padana, fin dove il fiume si perde nel mare.

Oggi non m’interessa sapere perché in tutti questi anni non mi sia deciso a viaggiare in bicicletta nel mondo che sognavo piegato sull’atlante,
quel che conta è che ora sono qui a riprendermi
i sogni che erano miei.>>

testo tratto dal libro  Via della Casa Comunale n°1, di Stefano Bruccoleri


Di seguito pubblichiamo il comunicato stampa ufficiale della manifestazione.

A Spello (Pg), con Folco Quilici ospite d’onore, i riconoscimenti del Premio di Letteratura di Viaggio e Giornalismo “Il Viaggiautore”

 Nel Teatro Subasio, serata di grande qualità e suggestione con l’iniziativa culturale di A.I.G. (Associazione Italiana Alberghi per la Gioventu’) e Comune di Spello, che premia i protagonisti della scrittura legata al Viaggio

 

 

In coincidenza con le celebrazioni di “Oro di Spello” si è svolta nella cittadina umbra la prima edizione nazionale del Premio “Il Viaggiautore” (quella internazionale si è tenuta nei mesi scorsi, con particolare successo, a Montecarlo, organizzata con l’Ambasciata italiana). Una nuova, preziosa e significativa iniziativa culturale di A.I.G. (Associazione Italiana Alberghi per la Gioventù, lo storico Ente fondato nel 1945 da Aldo Franco Pessina, che gestisce sull’intero territorio italiano una rete di oltre 110 Ostelli, e conta più di 40.000 associati) stavolta messa in piedi col Comune di Spello, che su progetto del giornalista Roberto Messina (responsabile nazionale Comunicazione di A.I.G. e ideatore e direttore del Premio) ha istituito questa iniziativa dedicata alla Letteratura di Viaggio e al Giornalismo (col bel sottotitolo “L’avventura della scrittura. La scrittura dell’avventura”) quale riconoscimento a scrittori, giornalisti, editori, sceneggiatori, documentaristi e personalità che si occupano attivamente di turismo, viaggi, ambiente, società e cultura in genere, ed in particolare di problematiche legate al turismo giovanile, sociale e responsabile.

Il Premio, che è itinerante, che rinnova costantemente il luogo di svolgimento e la composizione della giuria, si svolge periodicamente e alternativamente in una città italiana ed estera e si avvale di partecipazione e sostegno di vari Enti e Istituzioni, e del patrocinio del Gist (Gruppo Italiano Stampa Turistica).

Il nuovo appuntamento, dunque, al Teatro « Subasio » di Spello, un gioiellino di teatro « all’italiana » su via Giulia, nel cuore di Spello, cittadina scelta per la sua consolidata ‘vocazione’ culturale e per le contestuali celebrazioni del cinquantenario di ‘Oro di Spello’ in cui si è collocata per aumentarne l’attrattività e ettare nuova luce sull’idea dell’investimento culturale quale essenziale azione produttiva e formidabile ‘driver’ di sviluppo territoriale.

Tra il pubblico intervenuto al « Subasio », diversi giornalisti e autori di Raiuno, Rai International, Tg2, Tg5, Rai International, Rtl, Canale Italia, oltre a varie autorità locali, tra cui il sindaco di Spello, Sandro Vitali ; il vicesindaco, Antonio Luna ; il presidente della Pro Loco, Umberto Natale. Tutto all’insegna della migliore pratica della scrittura e del viaggio come occasioni per rilevare e rivelare le « verità » dei luoghi. Tutto dedicato all’avventura della scrittura e alla scrittura dell’avventura… Continue Reading »

Lanciamo questo piccolo concorso informale: oltre 300 librerie in tutt’Italia hanno richiesto l’espositore della Piccola Filosofia di Viaggio che vedete nella foto. La prima persona che ci invierà una foto dell’espositore in libreria si aggiudicherà una copia gratuita di “L’arte del camminare” di Luca Gianotti. Inoltre, tra tutte le foto inviate selezioneremo la più curiosa o la più bella che riceverà una copia di “La musica della neve” di Davide Sapienza. Il concorso scade il 20 dicembre 2011.

Vi segnalo che entrambi gli autori di questi libri saranno protagonisti dell’evento “Camminare è un’arte” previsto il 10 dicembre prossimo al Palazzo dei Congressi EUR di Roma alle ore 16.00 con Stas Gawronski di Cult Book come moderatore.

Aspettiamo le vostre foto!

 

Chi dice che in bicicletta si va piano? A volte la bici ci porta molto più in là di tanti altri mezzi grazie al suo essere semplice, snella, discreta, simpatica, agile, accattivante. A Piùlibri&Piùliberi, la Fiera della piccola editoria di Roma, in programma dal 7 all’11 dicembre prossimo all’EUR – Palazzo dei Congressi, Ediciclo propone tre eventi dedicati alla lentezza – non quella mentale, ma quella che consente di assaporare le cose, di gustarle appieno, che in fondo è un’intensa velocità di percepire il mondo – a piedi e in bicicletta.

 

Sabato 10 Dicembre dalle 16 alle 17 sala Ametista

Camminare: una passione e un’arte

incontro tra Luca Gianotti autore del libro “L’arte del camminare”

e Davide Sapienza autore del libro “La musica della neve”

dialoga con loro Stas Gawronski di Cult Book

 

Domenica 11 Dicembre dalle 11 alle 12 sala Rubino

Amsterdam è una farfalla

Presentazione del libro di Marino Magliani

oltre all’autore, che verrà appositamente dall’Olanda, dove risiede,

interverrà il giornalista Riccardo De Gennaro

 

Domenica 11 Dicembre dalle 14 alle 15 sala Diamante

La mia vita in bicicletta

Presentazione del libro di Margherita Hack

Dialoga con l’autrice Andrea Satta dei Tetes de Bois

Intervistiamo Davide Sapienza, scrittore, traduttore, giornalista che ha appena pubblicato con noi “La musica della neve. Piccole variazioni sulla materia bianca” che sarà presentato venerdì 24 novembre alle ore 18.30 alla Libreria Feltrinelli di Bergamo e sabato 10 novembre alle ore 16.00 a Roma (Palazzo dei Congressi, Sala Ametista) a Piùlibri&Piùliberi, Fiera della piccola e media editoria.

Neve come? Qual è la prima associazione che ti viene in mente?

Neve, come una voce dell’acqua. Neve, come una presenza che accudisce la terra. Neve, come il nuovo inizio. Neve come Neonata. Ha tutta la vita dentro. E ce la dona.

 Perché un libro sulla neve?

Risposta uno: perché Ediciclo me lo ha chiesto ed era l’ultima cosa al mondo che mi sarei aspettato di sentirmi chiedere da un editore, non tanto perché non è nelle mie corde ma perché dopo aver dato voce all’acqua (La strada era l’acqua, 2010), volevo si continuare a far parlare gli elementi naturali, nel dialogo continuo tra viaggio della vita, interiorità e realtà esterna. Ma quando vieni stimolato, allora un perché lo trovi e il mio perché è sicuramente questo: perché era giusto che lo scrivessi adesso, perché fa parte del mio cammino di scrittore, perché la vita si osserva da tante angolazioni e la neve, invece, più che un’angolazione, è un’aderenza del nostro sguardo alla circolarità della vita, alla sfericità del mondo e di tutto ciò che contiene. Umani inclusi. Continue Reading »

IL 7 novembre l’INAIL ha pubblicato sul proprio sito questa nota che chiarisce il controverso aspetto sull’indennizzabilità degli infortuni occorsi recandosi al lavoro in bicicletta (proprio mezzo) oppure utlizzandone una presa con il servizio di bike-sharing.

“Con riferimento all’indennizzabilità di infortuni in itinere occorsi utilizzando la bicicletta, si ritiene che la valutazione sul carattere “necessitato” dell’uso di tale mezzo di locomozione, per assenza o insufficienza dei mezzi pubblici di trasporto e per la non percorribilità a piedi del tragitto, considerata la distanza tra l’abitazione ed il luogo di lavoro, costituisca discrimine ai fini dell’indennizzabilità soltanto quando l’evento lesivo si verifichi nel percorrere una strada aperta al traffico di veicoli a motore e non invece quando tale evento si verifichi su pista ciclabile o zona interdetta al traffico. Nel primo caso, infatti, può ritenersi sussistente la ratio sostanziale dell’esclusione dell’indennizzabilità dell’evento lesivo conseguente alla libera scelta, da parte del lavoratore, di esporsi ad un rischio maggiore, rispetto a quello gravante sugli utenti dei mezzi pubblici di trasporto, nell’affrontare il traffico veicolare a bordo del mezzo di trasporto privato. La suddetta ratio, invece, non ricorre nel caso di tragitto su pista ciclabile, e cioè su percorso protetto ed interdetto al traffico dei veicoli a motore, essendo escluso quel rischio che risulta aggravato dalla scelta del mezzo di trasporto privato.”

Per visualizzare la nota si rimanda al sito INAIL.

Facciamo commentare tale nota a Maurizio Rasera, senior expert di Venetolavoro:

“Credo che, da un certo punto di vista, si possa essere grati all’Inail per quanto sostenuto nella nota relativa all’indennizzabilità o meno dell’infortunio accaduto facendo uso della bicicletta nel recarsi al lavoro, e per almeno due ordini di motivi. Continue Reading »

Manfredonia, 29 ottobre 2011

 “Dal Vietnam all’Italia in bicicletta per i diversabili”

Dopo due anni di viaggio, la Travel for Aid onlus ha tirato le somme del progetto sportivo-umanitario “Dal Vietnam all’Italia in bicicletta per i diversabili”, cominciato da Matteo Tricarico a Ho Chi Minh City in Vietnam il nove ottobre 2009 e terminato a Manfredonia lo stesso giorno del 2011. Sono stati percorsi pedalando 23.000 chilometri su un itinerario snodatosi attraverso le capitali cambogiana, thailandese e laotiana, prima di proseguire verso ovest in Myanmar ed in India sud-orientale. Maggio e giugno 2010 sono stati trascorsi in Bangladesh, a cui è seguita una lunga sosta di cinque mesi in Nepal per far passare la stagione delle piogge, quell’anno particolarmente violenta nel nord dell’India ed in Pakistan.

A novembre, su invito della Harmony Home Association Taiwan, Matteo ha lasciato per un mese la sua bicicletta a Kathmandu ed ha volato a Taipei dove, con altri ciclisti, ha percorso l’isola pedalando da nord a sud in un tour umanitario organizzato da associazioni attive nel campo dell’assistenza di pazienti afflitti da HIV/AIDS. Con l’anno nuovo, l’itinerario di viaggio è proseguito nell’India del nord sino Goa da dove, a causa del rifiuto del Pakistan di accordare il visto d’entrata nel paese, è continuato negli Emirati Arabi Uniti raggiunti in volo. Matteo è approdato sulla costa meridionale dell’Iran attraversando tutto il paese per entrare in Armenia, Georgia e proseguire in Turchia. La Grecia è stato l’ultimo paese straniero percorso, prima di raggiungere in traghetto Brindisi e quindi la meta. Continue Reading »

“Se è vero che ‘non è importante la meta, ma il cammino’, con i bus di linea attraversiamo un territorio in maniera economica, ecologica, virtuosa e il più possibile rispettosa degli abitanti”. Riportiamo la versione integrale dell’articolo di Paolo Merlini pubblicato sul FestBook 2011 della quarta edizione del Festival della Letteratura di Viaggio di Roma tenutosi dal 29 settembre al 2 ottobre 2011.

di Paolo Merlini

Un’idea semplice e ‘rivoluzionaria’ è quella di viaggiare utilizzando i trasporti pubblici locali

Viaggio lento si sa, è sinonimo di viaggio virtuoso. Concordo con Emilio Rigatti quando dice che “solo la città che sorge alla fine di un cammino apparirà nel suo alfabeto segreto ed evidente al contempo. È il cammino che prepara lo sguardo che accoglierà le mura, le torri, le chiese, le case e i palazzi”. (Tratto da: Dalmazia Dalmazia! Viaggio sentimentale da Trieste alla Bocche di Cattaro, Ediciclo).

Sfortunatamente però, il viaggio lento è associato, nell’immaginario collettivo, anche al viaggio faticoso. Come fa a concedersi il lusso della lentezza chi non ha dimestichezza col cicloturismo oppure chi suda al solo pronunciare le parole ‘a piedi’?

Un’idea semplice e ‘rivoluzionaria’ è quella di viaggiare utilizzando i trasporti pubblici locali.

Da anni pratico e racconto questo ‘uso improprio’ dei servizi di mobilità pubblica e sono convinto che costituiscano il giusto equilibrio tra lentezza e comodità. Mi riferisco in particolare alle migliaia di corse extraurbane delle autolinee locali che fanno un ottimo ma poco noto servizio nel nostro tanto bistrattato paese. In oltre dieci anni di ricerche e di viaggi con i mezzi pubblici, ho potuto costatare l’eccellenza di molte aziende di trasporto pubblico, l’efficienza dei mezzi in servizio e l’affidabilità degli autisti.

Continua a leggere qui.

Paolo Merlini, esperto di vie traverse, uscirà per Ediciclo con il libro “L’ARTE DEL VIAGGIARE LENTO. A spasso per l’Italia senz’auto”.

 

 

Dal 10 novembre prossimo faranno bella mostra di sé su un espositore rosso fiammante i libri della nuova collana “PICCOLA FILOSOFIA DI VIAGGIO”. Nata dall’accordo Ediciclo-Transboreal, questa collana propone titoli che raccontano diversi modi di viaggiare, che trasmettono la filosofia dell’erranza. Sono libri che vi faranno scoprire il viaggiatore che è dentro di voi! Ai tre volumi “francesi” Ediciclo ha voluto aggiungere un titolo tutto italiano, un piccolo omaggio sulla neve di Davide Sapienza.

Di seguito i quattro libri con un piccolo estratto ciascuno.

 

L’EUFORIA DELLE CIME. Piccole considerazioni sulla montagna e il superamento di sé

di Anne-Laure Boch

“Viste da lontano, le vette innevate sono uno spettacolo di grande bellezza; ma quando ci si avvicina, esse sono prima di tutto molto impressionanti: le pareti rocciose appaiono sempre troppo ripide, i ghiacciai solcati da troppi crepacci, le creste troppo affilate, i canaloni troppo ghiacciati. Questa ostilità dell’ambiente, alla quale non ci si vuole sottrarre dato che si tratta, al contrario, di attaccarla frontalmente, influenza lo sguardo e suscita nell’anima quel senso del sublime – mescolanza di ammirazione e ripulsa, di gioia e angoscia, di esaltazione e timore – che l’alpinismo inevitabilmente desta. Le guide hanno un’espressione tipica per definirlo: «Grande atmosfera», dicono con aria solenne.”

 

IL MORMORIO DELLE DUNE. Piccolo elogio del deserto e di coloro che lo vivono

di Jean-Pierre Valentin

 

“In diversi posti le dune cantano, brontolano sotto il peso della sabbia che scivola: quasi un richiamo a riposare in pace, al riparo dai sussulti del mondo. E che dire, nel Mali, della duna rosa che si immerge nelle acque scure del fiume Niger a Gao, se non che il suo colore è magico? Il vento e la sabbia compongono sinfonie che ci toccano così profondamente da poter sentire il pulsare della terra e ritrovare le leggi primordiali della natura.”

 

LA MUSICA DELLA NEVE. Piccole variazioni sulla materia bianca

di Davide Sapienza

“Quel giorno, io e Eirik eravamo in una bianca terra di mezzo dove nulla era ciò che sembrava. Inoltre ci trovavamo sempre al suo centro perché non potendo misurare il bianco fuori da noi, la mente cercava di aggrapparsi all’unica realtà possibile – la neve. Ma sulla neve, dove ogni cosa era sottosopra, ogni dentro era fuori e ogni fuori era dentro. Come fantasmi ci muovevamo su quella neve nell’ostinato bianco che ci stava plasmando. Non eravamo più neanche ombre sul plateau del Dovrefjell e la nostra unica realtà – l’unica cosa che ci assicurava di essere sulla Terra – era la neve. Tastavo il terreno imbiancato con il bastoncino e sentivo la profondità che mi avvolgeva. Il biancore sembrava un liquido pronto a invadere ogni cosa – lo zaino e tutto ciò che di prezioso esso contiene – ma ciò che più contava era la traccia sottoposta alla metamorfosi dal whiteout, ormai poco più di un’ipotesi. Era tutto un desiderio di luce, che in quell’universo parallelo non viaggia più e finisce in una terribile bonaccia.”

 

IL RICHIAMO DELLA STRADA. Piccola mistica del viaggiatore in partenza

di Sébastien Jallade

 

“La nostra propensione a fuggire dal mondo ci pone davanti a una sottile contraddizione: i viaggiatori non saranno semplicemente l’elettrone periferico del sistema a cui aspirano, se non a lasciare, almeno a sfidare? La frangia sognante, idealista, avventurosa, ma anche ribelle e contestataria, tuttavia facente parte del sistema malgrado tutto?”

 

 

Questo l’espositore che li conterrà:

Di seguito pubblichiamo le date del tour in Italia di Marino Magliani, lo scrittore di estrazione ligure ma ormai da molti anni radicato in Olanda che ha appena pubblicato con noi il libro “AMSTERDAM E’ UNA FARFALLA”. Sarà in Italia dal 18 novembre al 12 dicembre 2011 per promouovere il volume. Per ulteriori informazioni contattare l’ufficio stampa Lorenza Stroppa (347.4235780, ufficio.stampa@ediciclo.it)

 19 Novembre Torino ore 21.00 Libreria Trebisonda

21Novembre San Lorenzo al Mare (IM) ore 18.00 sala Samuel Beckett del Teatro dell’Albero

23 Novembre Sanremo (IM) ore 17.00 Museo Civico di Palazzo Borea d’Olmo

23 Novembre Sanremo (IM)– scuola secondaria G. Pascoli

25 Novembre Badalucco (IM) ore 17.00 Sala Comunale

26 Novembre Ventimiglia (IM) ore 17.00 Sala Pasolini

27 Novembre Mortara (PV) ore 17.00 Libreria Le mille e una pagina

29 Novembre Milano ore 18.30 Libreria Centofiori con La Stazione, Biondillo e Guernaccia

30 Novembre Verona ore 18.30 Libreria “Paginadodici” evento in collaborazione con gli Amici della Bicicletta di Verona

2 dicembre Imperia ore 17.00 Biblioteca Civica

11 dicembre Roma ore 11.00 Piùlibri&Piùliberi con Riccardo De Gennaro

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>> Da 6 a 10 Skinny: un libro e un bellissimo zaino Rucksack di Arch Industry!!!

>> Da 11 a 15 Skinny: un libro e una super-capiente e customizzata borsa Hambag firmata sempre Arch Industry!!!

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Vogliamo che tu ti senta libero, con un look sempre perfetto, anche in bici!

Per maggiori scrivi a contact@indieup.com

In occasione dell’uscita del libro “Amsterdam è una farfalla” di Marino Magliani (il 3 novembre in tutte le migliori librerie), pubblichiamo questa breve intervista all’autore che sarà in Italia a breve per un tour di presentazioni.

Amsterdam è una città amica della bicicletta. Lo è sempre stata?

Henri Polak, sindacalista morto durante la seconda mondiale, aveva disegnato percorsi << felici >> per i suoi operai, da farsi in bicicletta attraverso Amsterdam. E le grandi contestazioni degli anni Sessanta, che protestarono contro la nuova costruzione di grandi strade tese a distruggere il quartiere ebraico, proposero una città da vivere in bicicletta.

Nel tuo libro “Amsterdam è una farfalla”, in uscita per Ediciclo, racconti anche il volto di una città sotterranea, misteriosa. Ce ne dai qualche assaggio?

E’ il nuovo grande trauma provocato dalla costruzione della metropolitana che attraversa la città da nord a sud. L’io narrante viene invitato a conoscere una rete di condotti, popolata da strane bestie, a cui tutt’ora, un po’ perché della notizia il governo olandese non vuole se ne parli, un po’ perché poco verosimile, si fa fatica a credere.

Questo è un libro che parla di Amsterdam e delle biciclette, ma è anche un noir, perché Marino Magliani è anche e soprattutto autore di splendidi noir. In cosa consiste la tensione del libro?

Nel mistero che avvolge i personaggi che l’io narrante incontra, anche quando uscirà dai condotti, anzi soprattutto allora che scoprirà di essere ricercato e il suo amico, traduttore dei suoi libri, incapperrà in guai giudiziari.

Tu sei un ligure trapiantato in Olanda: in entrambi i luoghi c’è il mare, ma la verticalità della Liguria si contrappone all’orizzontalità dell’Olanda. Ci racconti come vivi questi diversi paesaggi?

Come una sorta di compensazione. Qui in Olanda mi dedico alla scrittura, in Italia no, anzi in Liguria no, non scrivo una parola. L’olanda è una ricerca di paesaggi perduti, alcuni sono persino dei paradisi perduti. L’Olanda è il ritrovamento di essi attraverso la scrittura.

In questi giorni la “tua” Liguria si sta rimboccando le maniche per far fronte ai terribili disastri provocati dalle frane causate dalle piogge torrenziali che hanno devastato località turistiche meravigliose come le Cinque Terre. Che augurio vorresti mandare ai tuoi conterranei?

Non conosco bene le Cinque Terre, purtroppo, ma le amo certamente. Solidarietà. Sono momenti drammatici.

La guida di Giovanni Carraro già in ristampa, esaurite 3000 copie.
Comuzzi (assessore San Pietro di Feletto): “Passo avanti per tutela e salvaguardia”
Della Giustina (CAI Conegliano): “Un invito a tutti per riscoprire storia, tradizioni e natura”

Migliaia di trevigiani stanno riscoprendo le proprie Prealpi. Sfogliando un libro, che li guida lungo 30 itinerari, da Valdobbiadene a Vittorio Veneto. L’interesse è stato così tanto, che l’editore, Ediciclo, ha avviato la ristampa di “Riscoprire le Prealpi trevigiane” ancor prima che l’autore Giovanni Carraro concludesse il tour di presentazione. La dodicesima e ultima tappa, infatti, è in programma a Valdobbiadene il 17 novembre. Le prime tremila copie sono state esaurite nei giorni scorsi, le ultime richieste durante una presentazione a San Pietro di Feletto che ha coinvolto circa 150 persone nella sala della Cantina “Il Colle” della famiglia Ceschin. Tra queste c’erano il sindaco Loris Dalto, l’assessore alla Cultura, Giorgio Comuzzi e il vicepresidente della provincia di Treviso Floriano Zambon. “Quando Carraro mi presentò i primi materiali del libro ho subito creduto nella bontà dell’iniziativa – ricorda Zambon – tengo ancora oggi quelle schede escursionistiche sulla scrivania. E’ un lavoro importante anche per valorizzare il percorso TV1, dal Grappa al Cansiglio”.

L’assessore felettano Comuzzi commenta così il successo dell’appuntamento di “Un libro in Cantina”: “L’opera di Giovanni Carraro fa conoscere nel dettaglio non solo i vari percorsi, ma anche i riferimenti toponomastici e storici di questa zona, riqualificandola quindi non solo dal punto di vista turistico ma anche culturale. Se è vero che si ama ciò che si conosce, il passo è breve per garantire nuovi appassionati alle Prelapi trevigiane e dunque un’attenzione ancor maggiore per loro tutela e salvaguardia”.

Il Cai locale e la sua storia recente erano rappresentati da tre presidenti della sezione di Conegliano: l’attuale, Diego Della Giustina, Alberto Oliana (presidente dal 2004 al 2009) e Tomaso Pizzorni (1992-1994 e 2000-2003). “Il grande interesse per questo libro non ci sorprende più di tanto – afferma il presidente  Della Giustina – perché si tratta di una guida di qualità che si è meritata tutta l’attenzione che sta ottenendo. E’ curata e precisa, ma nel frattempo offre anche stimoli per una maggiore conoscenza della cultura e del territorio”. Continue Reading »

Pubblichiamo il reportage video di Emilio Rigatti che è partito da casa sua in kayak per andare a prendere un caffé da sua mamma a… Padova!
Emilio uscirà la prossima primavera con un nuovo libro che racconterà le sue “fatiche lente”, ovvero la bicicletta, il camminare, l’andare in kayak.

 

Pubblichiamo un’intervista a Shs publishing, gli autori del libro Scatto fisso. Il mondo della fixed-gear. Guida alla conversione

Cominciamo dall’ABC: cos’è una bici a scatto fisso?

La bici a scatto fisso é innanzitutto una bici. Uno strumento che si spoglia di tutti gli accessori per arrivare all’osso, all’essenziale, ma che allo stesso tempo crea un senso di partecipazione a un movimento variegato composto da persone che vanno in senso di marcia contrario al SUV, all’ingombrante, all’anti-ecologico svuotando le nostre città dai parcheggi pieni di lamiera. Non a caso, “One less car” é il messaggio finale con cui abbiamo voluto concludere il libro “Scatto Fisso”. Semplici e minimali, le bici a scatto fisso mantengono un forte componente di personalizzazione e di stile, quello di chi sa che non é necessario un macchinone sotto per farsi vedere. Per essere più basici é una bici in cui pedale e ruota sono connessi direttamente.

Perché usare una bici a scatto fisso?

Perché é emozionante, divertente, perché ha la marcia indietro e ti da una sensazione di controllo integrale.

Come si compone il popolo variegato che la usa?

Ci sono tutti: chi mette le mani per le prima volta su pignoni e chiavi inglesi, chi, più vicino al mondo del ciclismo tradizionale, cerca uno strumento di allenamento con particolari caratteristiche (non bisogna dimenticare che la bici a scatto fisso viene proprio dalla pista), per arrivare al curioso e al collezionista. Giovani, meno giovani: tutti amanti della bicicletta. Poi una caratteristica peculiare di questo mezzo sono le sue derive: chi la usa per giocare a bike-polo, chi, in parallelo col mondo dello skateboard o del surf, lo trasforma in un cavallo pazzo da rodeo adatto a evoluzioni e tricks.

Come é nato il libro?

É nato da un’intuizione: sempre più persone si appassionano al tema e mancava uno strumento che descrivesse una conversione di una bici normale in una a scatto fisso, passo a passo. Ma il libro non si limita a questo, attraverso una selezionata raccolta di immagini e illustrazioni rappresenta in maniera parziale ma evocativa tutto il mondo che circonda lo scatto fisso.

Qual é la parte che preferisci?

Le ruote: grande invenzione. Ma se ti riferisci al libro, la parte più emozionante é stata entrare in contatto con gente da tutto il mondo che non ha esitato a dare consigli, a dimostrarsi disponibile a dare una mano a inviare foto e illustrazioni. Se non fosse stato per tutti gli appassionati, questo libro non sarebbe altrettanto ricco di suggestioni, non racconterebbe la vita di tanti innamorati dello scatto fisso che rendono questo fenomeno vivo e vibrante.

Un saluto ai “fissati”.

Più che un saluto, un ringraziamento. Citando H.G.Wells: “Ogni volta che vedo un adulto su una bicicletta, non dispero più per il futuro della specie umana”. Pedalare, come vivere, può essere semplice ma mai scontato.

Pubblichiamo qui un estratto dal libro di Marco Pastonesi “Gli angeli di Coppi. Il campionissimo visto da chi ci correva insieme, contro, e soprattutto dietro” in ricordo di Ettore Milano, scomparso da pochissimo e di cui oggi sarà celebrato il funerale. Ciao Ettore, ti ricorderemo in bicicletta.

Gregario di Coppi, genero di Cavanna, compagno di Carrea. Tutti mi ricordano così. Ma se devo dire la verità, solo a una persona dovevo rendere conto della mia vita: a io fratello. Tornato dalla Russia, durante la guerra, con un tumore. Quando, alla fine della guerra, passai tra i partigiani, mio fratello era ufficiale. Una guerra fratricida? Macché. Era la soluzione ideale: “Se vinco io”, pensavo, “io salvo lui; e se vince lui, lui salva me”. Avevo un Parabellum che, come lo toccavi, partivano sei colpi. Erano anni duri. Sul momento quasi non ci si pensava, ma poi… Nel dopoguerra si andava in treno, da Novi, per prendere la carne, da un amico. Senza biglietto: chi ce li aveva i soldi? E quando arrivava il controllore, la scusa era pronta: “Comitiva, a Torino”. E giù alla prima fermata. Coppi, dunque. La prima volta che lo vidi fu nel 1941, a Tortona. Ero andato a prendere una Legnano. A quel tempo facevano solo due serie di telai: 56 e 58. Lo rividi, Coppi, e stavolta lo conobbi anche, alla fine della guerra. Dal 1949 siamo sempre stati insieme. Fino alla fine. Per Fausto abbiamo fatto tutto quello che potevamo e dovevamo fare. Con il cuore, senza mai un rimpianto. Si continua a farlo anche oggi, con la nostra presenza, qua e là, dove ci chiamano, a dare la nostra testimonianza. Uno dei nostri compiti era quello di assicurargli il mangiare e il bere. Il 1949 fu l’anno demio primo Tour de France. Un giorno dissi a Sergio Zavoli e a Mario Ferretti, che seguivano la corsa: “Fatemi un panino per Fausto”. Poi aggiunsi: “Se ci riuscite, fatene uno anche per me”. Siccome il rifornimento clandestino era vietato, suggerii loro di nascondere il panino dietro un certo paracarro, altrimenti lo avrebbero squalificato. Pane e salame, mi disse Coppi. Certo, il salame non era come quello di Varzi, ma insoma, per noi era buono come il rosolio. (…) Continue Reading »

 

Pubblichiamo questo estratto da “La mia vita in bicicletta” di Margherita Hack  (prefazione di Patrizio Roversi) uscito da poco per i nostri tipi e già alla seconda ristampa. Vi invitiamo a dare un’occhiata anche al video che trovate qui.

Della terza ginnasio ho un bel ricordo di un mio compagno, si chiamava Castelfranchi. Io di solito svolgevo i temi con grande facilità, in mezz’ora avevo finito mentre gli altri impiegavano tutte e due le ore a disposizione. Erano quasi sempre argomenti letterari: commentare una poesia, un brano dell’Iliade, o raccontare una giornata della propria vita. Ma una volta il tema era: descrivere una giornata passata al luna park. Io al luna park non c’ero mai stata, qualunque piccola spesa che non fosse necessaria era rigorosamente evitata, e d’altra parte io non avevo e non ho quel tipo di fantasia che inventa racconti immaginari. Ero in crisi e seguitavo a mordicchiare la penna davanti al foglio bianco. Il Castelfranchi sedeva in un banco sulla stessa fila del mio, nella colonna accanto; eravamo separati solo da un corridoio di mezzo metro. Gli sussurai: «Te ci sei stato al luna park?». Lui generosamente smise di scrivere e sottovoce mi descrisse le meraviglie delle montagne russe, le giostre con le altalene e quelle per bambini piccoli coi cavallini, le automobiline degli autoscontri, fornendomi abbondante cibo per la mia scarsa fantasia. Lo ricordo perché erano tanto rari quelli che dimostravano amicizia e voglia di aiutare, e molto più frequenti quelli che coprivano i loro scritti per non farsi copiare. Ho riguardato una vecchia fotografia di tutta la classe, certamente c’era anche lui, ma non sono stata capace di riconoscerlo fra tutti quei ragazzini; mi sono riconosciuta a fatica anch’io. Altro ricordo, sempre di quella classe. Non so come, la professoressa si accorse che una ragazzina leggeva qualcosa, nascondendolo gelosamente anche alla compagna di banco. Piombò come un falco e lo sequestrò. Dal putiferio che successe, con intervento del preside e sospensione dell’alunna, doveva trattarsi di chissà che. Si seppe poi che era una lettera d’amore di un compagno di un’altra classe. Evidentemente a quei tempi l’innamoramento era considerato un reato grave e scandaloso, almeno così ce lo fecero sentire. Quell’anno finì anche con la bocciatura in matematica. Continue Reading »

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