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In arrivo domenica 6 maggio a Portogruaro un mini festival dedicato al turismo lento che ricorda un po’ Ciclomundi. In programma escursioni guidate gratuite per visitare il territorio in modo lento (a piedi, in bicicletta, in kayak, in motonave… tutte visite organizzate e con guide esperte; ci si può iscrivere, fino ad esaurimento posti, a vegal@vegal.net oppure telefonando allo 0421-394202) e incontri a tema con testimonial d’eccezione come Gian Mario Villalta, Emilio Rigatti, Claude Marthaler, Alberto Fiorin. Guarda qui il programma dettagliato dell’evento.

L’evento è organizzato da Vegal nell’ambito del progetto strategico “Slow Tourism” per la valorizzazione e la promozione di itinerari turistici “slow” tra l’Italia e la Slovenia, e si svolge in concomitanza con la manifestazione “Terre dei Dogi in Festa” organizzata e promossa dal Comune di Portogruaro.

Ti aspettiamo!

Ventuno proposte di piste ciclabili per scoprire il Triveneto in bicicletta, in sicurezza e su percorsi ben segnalati, per una gita fuori porta o una vera e propria vacanza di qualche giorno. Una guida agile che vi porterà da una città d’arte all’altra oppure vi condurrà passo passo nei parchi e nelle riserve naturali del Nordest, su percorsi protetti lungo i corsi d’acqua o sui tracciati delle ferrovie dismesse.

La guida è uscita sabato 21 aprile con Il Gazzettino (6,90 più il costo del giornale) ed è disponibile in tutte le edicole per tre settimane.

E’ a cura di Ediciclo e i testi sono di Alberto Fiorin, storico autore della nostra casa editrice, che ha firmato diversi libri con noi in ambito guidistico e di reportage di viaggio.

voglio liberarmi dal traffico

voglio smettere di essere ostaggio del prezzo della benzina

voglio sentirmi libero di vivere la città

 voglio vedere la gioia dei miei figli mentre giocano in strada

 voglio più spazio per vivere

 voglio città a misura di bicicletta

 

io il 28 aprile ci sarò.

Il prossimo 28 Aprile saremo in strada per ribadire che da quel momento ogni intervento sull’esistente, sia esso individuale o collettivo, dovrà prendere atto della necessità di tornare a vivere le strade e tutti gli spazi collettivi come luoghi sereni fatti per le persone.

Dovremo essere tanti, in modo da ribadire che è tempo di cambiare strada, di abbandonare quella giungla tossica di lamiere, mortifera e suicida, che ci circonda e che sperimentiamo ogni giorno sulla nostra pelle. È ora di voltare pagina.

Vogliamo accanto tutte le persone che iniziano a vedere e sentire la nostra stessa esigenza di una radicale trasformazione dei sistemi di mobilità, e che riconoscono la ciclabilità come unica soluzione efficace e ad impatto zero per gli spostamenti su distanze medio-brevi in città.

Vogliamo iniziare da qui il percorso di un cambiamento che da troppi anni questo paese attende, prigioniero di una mobilità motorizzata autocentrica ed ormai insostenibile non solo sul piano della vivibilità dei centri urbani e della salute collettiva, ma ormai anche su quello strettamente economico.

Ci vediamo a Roma, ore 15 in via dei Fori Imperiali.

Informazioni utili:

Come arrivare

Ospitalità

Disponibilità biciclette

Materiale da stampare

Per adesioni: info@salvaiciclisti.it

Vi ringraziamo per le numerose adesioni al minoconcorso “Primaverainsella”, uno dei concorsi più brevi del web! Di seguito avete i nomi dei primi tre classificati e i testi che ci hanno presentato. Sulla nostra pagina Facebook caricheremo i testi singolarmente, per il meritato plauso.

Stefano Zanetti

con il testo: Risvegli si aggiudica il primo posto.

“Sono una trentina, le aree del cervello che s’attivano attraverso la sola vista.
Con la fine dell’inverno un deciso colpo di pedali si porta via guanti pesanti e maglie spesse, lasciando il posto ai colori, ai suoni, ad un’aria
più mite. Arriva la voglia di correre per riuscire a vagare dall’alba al tramonto fin dall’inizio dell’estate, per sfuggire ai primi pollini, ché basta fermarsi un
istante e si comincia a starnutire. Tutto si è rimesso in moto: quanti altri neuroni sono usciti dal letargo?”

Alessandro Carletti

con il testo: Avanti e indietro si aggiudica il secondo posto.

Dita sui freni, occhi socchiusi, pedalo all’indietro. Per non fermare le gambe mentre la gravità mi spinge avanti. Ed è come tornare alle diecimila salite per strade sconosciute dei miei vent’anni scalcinati e selvaggi. Indietro il peso del corpo, avanti lo sguardo, a seguire un bambino in sella che mi chiama ad ogni tornante. Le viole sui fossi e le nuvole in cielo. Un sole che non scalda, una sete che non brucia. Il cuore esce dal letargo. Primavera, passato e futuro insieme.
Simone Morgana
con il testo: Mamma Emma si aggiudica il terzo posto.

Nebbia fitta come un lenzuolo steso. Solo il rumore dell’acqua che scorre sotto il capanno, il resto è luce morbida distesa sul lago increspato dal nuotare lento di uno svasso.  Emma sposta lo sguardo al cielo che si apre oltre le dune, due passi indietro verso la porta, nell’aria il profumo della ginestra bianca. Stacca la bici dalla palizzata, tocca il pedale e, improvvisamente, un colpo secco nell’aria. L’ombra grande della cicogna appena arrivata dall’Africa si stende dieci metri oltre il capanno. Emma sente l’aria sul viso, ed un brivido colmo di speranza materna le sfiora il ventre.

 

Ediciclo assieme a La Stazione delle biciclette, Ciclobby e l’associazione Il Cicloviaggiatore organizza per sabato 31 marzo, dalle 15 alle 19, presso l’area collettiva

AMPIO RAGGIO a Fa’ la cosa giusta, il BAZAR DEI VIAGGIATORI.

Un luogo dove incontrare viaggiatori, soprattutto a due ruote, e condividere esperienze, chiedere consigli, assorbire nuovi stimoli per le future partenze.

Interverranno della scuderia ediciclo Francesco Gusmeri, autore di Prendo la bici e vado in Australia e Matteo Scarabelli, autore di Europa Europa! e di C’è di mezzo il mare. Farà una puntatina anche Paolo Merlini, autore del recente libro “L’arte del viaggiare lento” che suggerisce modi alternativi all’auto per attraversare il nostro Bel Paese.

E poi altri viaggiatori, tante idee e un aperitivo etnico finale.

Vi aspettiamo!

L’Agenzia Sardegna Promozione organizza la terza edizione della BITAS, Borsa Internazionale del Turismo Attivo in Sardegna, che si svolgerà dal 30 marzo al 3 aprile 2012 a Nuoro presso il “Centro Polivalente” di via Roma. BITAS si inserisce nelle politiche di destagionalizzazione, delocalizzazione e diversificazione dell’offerta turistica Sarda, il cui scopo principale consiste nel promuovere e potenziare uno specifico segmento del mercato turistico, il Turismo Attivo.

Per Turismo Attivo si intendono tutte le tipologie di fruizione turistica del territorio che non sono pura osservazione, ma implicano un impegno attivo del visitatore. Rientrano quindi a pieno titolo in questa definizione attività come cicloturismo, trekking, arrampicata, nordic walking, equitazione, diving, vela, golf, etc..

Rispetto alle forme di turismo più tradizionali, il Turismo Attivo presenta due importanti caratteristiche: una maggiore propensione alla delocalizzazione dei flussi turistici, con un maggiore coinvolgimento di località tradizionalmente meno visitate ed un maggiore tasso di destagionalizzazione.

In tempi recenti l’attenzione nei confronti del Turismo Attivo è cresciuta costantemente e rappresenta a livello mondiale uno tra i segmenti a più alto tasso di crescita, diventando, in alcuni casi, vero e proprio motore di sviluppo per l’economia anche dei territori meno visitati ed il cui fascino si è mantenuto intatto.

Dal 30 marzo al 3 aprile 2012 si terrà a Nuoro, presso il Centro Polivalente della via Roma, la terza edizione della Borsa Internazionale del Turismo Attivo in Sardegna. Obiettivo dell’evento è quello di favorire l’incontro tra offerta turistica sarda e domanda nazionale e internazionale nell’ambito del Turismo Attivo.

La manifestazione assume la forma organizzativa del workshop e vede la partecipazione di due tipologie di soggetti: gli attori della domanda italiana e internazionale e gli attori dell’offerta sarda. La prima tipologia comprende i tour operator della domanda nazionale e internazionale specializzati che vogliano includere la Sardegna tra le destinazioni da proporre ai propri clienti. La seconda tipologia è costituita dagli operatori sardi che vogliano presentare la propria offerta commerciale direttamente ai tour operator che operano nei segmenti prescelti.  Continue Reading »

Miniconcorso “PRIMAVERAINSELLA”:

500 caratteri per raccontarci la tua primavera

 

Per festeggiare con voi la Primavera, la messa online dei primi Ebook e Fa’ la cosa giusta, Ediciclo ha pensato di

organizzare un miniconcorso letterario per racconti brevissimi di 500 caratteri. Il tema “Primaverainsella”.

Tra tutti i testi prescelti il 28 marzo verranno decisi i tre vincitori che si aggiudicheranno:

1 classificato – ebook di Margherita Hack “La mia vita in bicicletta”, una copia cartacea di “Pedalo dunque sono”, 1 biglietto

per l’ingresso gratuito a Fa’ la cosa giusta

2 classificato – ebook “Pedalo dunque sono” e 1 biglietto per l’ingresso gratuito a Fa’ la costa giusta

3 classificato – un biglietto per l’ingresso gratuito a Fa’ la cosa giusta

I tre racconti saranno poi pubblicati sul blog Ediciclo “Andamento lento”.

I racconti sono da inviare a posta@ediciclo.it entro e non oltre il 27 marzo prossimo.

Pubblichiamo le prime pagine del libro “La mia bici va a potassio. Milano-Roma a due banane all’ora” di Albano Marcarini, nelle migliori librerie dal 5 aprile prossimo.

90. Avvertenza prima di uscire da casa

Ogni giorno che uso la bicicletta, prima di uscire di casa, oltre a gonfiare bene le gomme, devo tenere a mente questo dato. In quarant’anni la densità dei veicoli a motore sulle strade italiane è aumentata del 178%. Nel 1970 c’erano 81 veicoli per ogni chilometro di strada, oggi ce ne sono 225. Nel medesimo periodo la rete stradale è aumentata solo del 34%. In questo senso, se mi può confortare, non sarò mai solo sulla strada. Magari un po’ indifeso. Come se fossi nudo, di fronte a persone corazzate.

89. La strada

Una volta tanto non sono state le città, pure belle, o i monumenti, pure importanti, ma è stata la strada. Lei è stata la protagonista di questo viaggio da Milano a Roma. Sì, perché la strada, soprattutto certe strade, non sono un nastro d’asfalto, ma sono storia, cultura, incontri, personaggi, cibi, paesaggi. La strada è la vita di un Paese lungo e stretto come il nostro. Penso, ed è un paradosso, che l’auto mi abbia a lungo rubato le strade. Le percorre ma non le ama. La bicicletta mi restituisce questo patrimonio. Devo conservarlo. Il pedale mi riconsegna il senso e la dimensione reale dello spostamento da un luogo all’altro, con i tempi, le pause, gli allunghi e le impennate. Questa è una velocità vera e non fittizia, non alta e neppure bassa, ma dolce. Mi dà il tempo e il piacere di (ri)leggere i nomi dei luoghi e delle vie per cercare di risalire al loro significato profondo, mi permette di contare i cipressi uno a uno, le vigne una dietro l’altra o gli ulivi nei campi o le nuvole che scorrono nel cielo. Continue Reading »

Foto di Frullani

 

Il prossimo 5 aprile uscirà in tutte le librerie il nuovo libro di Emilio Rigatti Confini blu. Per l’occasione, ci concede un’intervista sul libro in anteprima.

A piedi, in bicicletta, e ora anche in kayak. La passione per il viaggio lento non ha limiti per te?

Diciamo che non ha confini o, se preferisci, è senza limiti, ma in un senso particolare che queste parole hanno: non certo quello dello sconfinato che tende all’infinito. Voglio dire che lo studio, la scrittura, il viaggio, l’insegnamento a scuola, l’arte, nel mio modo di sentire, non hanno delle aree circoscritte, dei confini che le tengano separate le une dalle altre. Sono tutte cose che io sento che si contaminano a vicenda e per le quali mi capita spesso di entusiasmarmi. Quando scrivo di viaggi, forse, quello che viene percepito di più sono l’avventura, l’elementarità del mezzo e la supposta difficoltà dello spostamento. Ed è quello che viene rimarcato nei titoli dei miei libri, perché un titolo accattivante bisogna pur darglielo, no? Ma io, più che un viaggiatore, oggi mi sento un lettore. Un uomo entusiasta di diversi alfabeti, di lingue e geografie diverse, che ho appreso specialmente giocando. Non mi addentro nel labirinto delle definizioni di “viaggio”, dico solo che quando inforco la bici, prendo il treno per andare a vedere una mostra, punto la prua del kayak verso il largo, sento la stessa sensazione di euforia da champagne, da gas esilarante. Tutto ciò è viaggio? Non mi interessa. Mi basta che sia il fosforo che accende le ore, che mi faccia sentire che sto degustando il mio tempo migliore.

 Quale tipo di lentezza preferisci tra i vari mezzi che hai provato?

Rispondo con un apologo zen che c’è pure nel libro. Il monaco chiede al macellaio quale sia il pezzo di carne più buona e l’altro, con un sorriso sornione, indicando i tagli in esposizione, gli dice: “Qui, da me, ogni pezzo è il migliore”. L’insegnamento è che ho smesso di far classifiche sia per quanto riguarda “il viaggio più bello”, sia per quanto riguarda la modalità, sia per stilarne una classifica. Qui, sulla carta geografica che si chiama terra, ogni itinerario è il migliore, il primo come l’ultimo. Basta che lo si faccia con quello spirito che hanno solo coloro che sanno di averlo, se mi consenti la tautologia sibillina. Quanti piroettano intorno al globo con stanchezza, comprando itinerari e emozioni precotte? Val più un bicer de dalmato, e val più una biciclettata notturna Ruda-Udine coi ragazzi, sotto la luna, che tutti i viaggi fatti per dovere di consumo, per avere un oggetto di conversazione. A proposito, quella pedalata notturna, con Davide, Pierlazzaro e Martina è proprio un viaggio che mi è rimasto nel cuore. Erano solo trentacinque chilometri, ma quelle ombre notturne dei gelsi che si allungavano sui campi appena arati e la meraviglia silenziosa dei ragazzi per il firmamento stralunato ci hanno trasformato in quattro formiche piene di meraviglia. Continue Reading »

Ediciclo Editore, la casa editrice italiana che da venticinque anni pubblica libri e guide sulla bicicletta, la mobilità dolce e la letteratura di viaggio lenta, entra nel mondo degli ebook.

Per farlo sceglie il primo giorno di Primavera, stagione ideale per pedalare e per leggere libri a pedali.

I primi ebook disponibili dal 21 marzo su Bookrepublic.it e a breve negli altri store in formato epub, sono titoli di narrativa o di manualistica che hanno segnato il successo della casa editrice come “La mia vita in bicicletta” la biografia a pedali di Margherita Hack, il manuale zen per i camminatori “L’arte del camminare” di Luca Gianotti, lo storico “Minima pedalia” di Emilio Rigatti, la raccolta “Pedalo dunque sono” dedicata a tutti i ciclonauti in cerca di se stessi.

Per l’occasione il libro “La mia prima bicicletta” con testi di autori come Paolo Rumiz, Gianni Mura, Wu Ming 2, Fabio Geda, Didier Tronchet e molti altri, è messo in vendita a soli 1,99 euro.

All’uscita degli ebook sarà abbinato un mini concorso “Primaverainsella” dove, a fronte di un testo sul tema di 500 battute, sarà possibile vincere ebook targati ediciclo oppure i biglietti omaggio di Fa’ la cosa giusta, la fiera della sostenibilità di Milano (in programma dal 30 marzo al 1 aprile prossimi a Fieramilanocity).

Se pensi di aver già visto il volto peggiore della crisi, aspetta di vedere il video di Pioverà Benza (regia di Marco Mucig), pezzo-tormentone degli Useless Wooden Toys. Già provata da recessione, spread instabili, mercati impazziti, governi allegri, scontrini stampati su inchiostro simpatico, disoccupazione giovanile schizzata alle stelle, l’Italia è stata vessata pure dalla perturbazione più gelida degli ultimi 50 anni. La benzina ha raggiunto prezzi stratosferici diventando un bene di lusso come il caviale e le pietre preziose: roba da vip e milionari. Camminare, pedalare, muoversi con mezzi di fortuna e imparare a rispettare l’ambiente sembrano i soli modi per provare ad andare avanti. Useless Wooden Toys  e Dargen D’Amico (rapper che vanta collaborazioni con Fabri Fibra e Marracash) danno la loro soluzione: è arrivato finalmente il momento di rispettare di più la bicicletta.

 

«Con Dargen», racconta Riccardo Terzu degli Useless Wooden Toys, «ci siamo catapultati in un fantascientifico scenario ecoterroristico, alla guida di un carroarmato e muniti di fiocina, alla perpetua caccia di sempre più rare nuvole cariche d’acqua, sotto una pioggia di gasolio, tra infinite ed imprevedibili curve a gomito. La bicicletta è la perfetta metafora della computer music: uno sport di gruppo e allo stesso tempo solitario, come la musica è un’idea individuale ma anche un prodotto collettivo. È silenzio e ripetizione».

 

Pioverà benza fa parte dell’album Piatto Forte (Emi Music) pubblicato a settembre dagli Useless Wooden Toys, al secolo Riccardo Terzi e Gilberto Girardi.

Per festeggiare tutti i papà d’Italia pubblichiamo un estratto dal libro di Paola Zannoner “Firenze in quattro stagioni”, uscito per la collana Ciclopolis qualche anno fa, dove si racconta la difficile arte di imparare a pedalare…

Avevo otto anni, mi pare, ed eravamo sul lungomare di Fano. Mio padre mi sorreggeva tenendo la mano sul sellino e mi ha incitato: ≪Su, coraggio, vai!≫.

≪Ma tu non mi lasciare≫.

≪Non ti lascio, vai, pedala!≫.

Ho pedalato sempre piu veloce e un po’ ubriaca di vento. Solo quando mi è caduto l’occhio sulla mia ombra solitaria, mi sono accorta che lui non c’era più, non mi sosteneva. Ma ormai andavo, e sapevo. Credo che s’impari così, con la spinta alla libertà che qualcuno t’imprime, ma anche con un po’ di tradimento frutto d’amore e d’orgoglio per averti restituito a te stesso, alla tua dimensione d’indipendenza, alla coscienza della tua forza.

Mio padre voleva dei figli liberi, autonomi, viaggiatori, responsabili di sé. Era un uomo che cercava la velocità nella potenza dei motori: le grosse auto, i motoscafi rombanti.

Io, sua figlia, amo la velocità cautamente silenziosa: mi piace la bicicletta, la sua asciuttezza di forme, il leggero mormorio del telaio, il sibilo delle ruote, la totale dipendenza dal ritmo della pedalata e dalla forza muscolare. Per anni ho desiderato una bici molto modaiola dal nome vagamente dannunziano di Atala. Ma non possiedo un’Atala, tutt’altro. Da sette anni viaggio su una bici che ha un doppio nome, il californiano Sunrise e il montparnassiano Rendez-vous che, insieme, comporrebbero un Appuntamento all’alba da Sergio Leone, se non che quella scritta sul mio destriero d’acciaio nero è in rosa confetto per nulla western, piu Colazione da Tiffany che cavalcata solitaria. Del resto, questa è una city bike, come mi disse il venditore di Prato, quasi provincia americana alle porte di Firenze.

In occasione della Festa della donna e dell’uscita, contestuale, del libro “Attenzione ciclisti in giro” a cura di Fernanda Pessolano e Marco Pastonesi con autori del calibro di Gianni Mura, Gian Luca Favetto, Alfredo Martini, John Foot e molti altri, pubblichiamo in anteprima per voi il racconto “Una donna chiamata strada” di Andrea Satta, leader dei Tetes de Bois e autore, per Ediciclo, del libro I riciclisti. Il libro sarà presentato domenica alle 16.00 alla Fiera Bicicaromaexpo in programma da oggi fino a domenica nel nuovo polo fieristico della Capitale. Buone pedalate soprattutto a tutte le donne!

Ogni volta che vedo una bici appoggiata a un muro penso ad Alfonsina, ci penso soprattutto se si tratta di una bici da donna, di quelle con i raggi a colori sulla ruota posteriore a protezione del vestito o della gonna. Vedo lei in surplace basculante, con le spalle sul muro, in equilibrio, sorridente e, nella stessa foto, un portone di legno offerto al vento, un campanello ossidato che suonerà poco e roco, un parafango arrugginito e il pensiero altrove e lento. Una bicicletta che aspetta è una presenza, un’attesa che sarà presto movimento, azione, fuga, nuova destinazione. Eppure Alfonsina è stata un’atleta molto più che una mamma in bici. Una storia molto strana, un cuneo aguzzo nella pancia borghese italiana. Così, mentre la guardo, afferro per il manubrio quella bici abbandonata, piede sul pedale, salgo sul sellino, accendo il mio motore e penso a lei e a come è andata. Sono tra il mare e la montagna, un po’ città e un po’campagna, le nuvole in cielo stanno diventando ruote, pedali e poi ali.

Alfonsina, sposata Strada, morì nel 1959. L’Italia si apriva a nuove speranze, si ritinteggiavano i muri e le credenze, comparivano i Geloso a bobine a tasti colorati, le rate per i salottini in sky tanto sospirati, sui giradischi Lesa a valigetta e gambe di metallo ondulavano, a 78 giri, le musiche da ballo, Bruno Martino, il Quartetto Cetra, Natalino Otto e Marcondirondirondello, urlava Volare in ogni angolo di strada Modugno e che il futuro arrivi e che vada come vada… Si girava La Grande Guerra perché la guerra era ancora vicina, si girava La Dolce Vita perché qualunque vita è dolce dopo la guerra. Le fidanzate si baciavano sul filobus prima del sacramento, ma la domenica, qualche fortunata, già faceva l’amore nella Nuova Cinquecento. In serie A c’erano Nordhal, Liedholm e Angelillo, tutti uomini che portavano il cappello. Roma si trasformava per l’Olimpiade imminente, sventrando i suoi Lungotevere e asfaltando i binari dei tram, errore grave dai molti rimpianti e pochi pentimenti. Con queste foto in bianco e nero si chiusero gli occhi di Alfonsina. Lei non poteva certo immaginare che molti anni dopo ci saremmo potuti tutti innamorare. Non bastarono le salite e le discese, per morire, le gomme sfinite e scoppiate, le biciclette pesanti come cancelli, le strade bianche di pozzanghere e buche, lei unica donna fra cento fratelli e le migliaia di chilometri nella polvere e nel fango, in quegli anni giovani in cui furoreggiava italico il tango, ma un motore ghiacciato e cattivo, ostinato a non partire. Si era comprata una moto perché non ce la faceva più tanto a pedalare. Destino estremo, letterario e paradossale. Continue Reading »

 

Pubblichiamo questo testo che ci invia Max Mauro, autore per ediciclo di “Patagonia controvento” e di “La bici sopra Berlino“, che, con questo scritto, aderisce al Manifesto Salviamo i ciclisti. Max ha anche un suo blog personale, visibile qui.

La chiusura di una libreria è una notizia che mi rattrista in modo particolare. Tra gli esercizi commerciali, la libreria è quello che ha il rapporto più sfumato con il concetto di ‘merce’ e più accentuato quello con ‘cultura’ (intesa in senso ampio). Leggere che la Libreria Carducci, situata nel centro di Udine, chiude i battenti dopo novant’anni di attività, non mi ha lasciato quindi indifferente. In queste occasioni uno si aspetta delle riflessioni ponderate sul perchè un’attività con una tale storia e un’invidiabile localizzazione, al centro di una delle più suggestive piazze udinesi, sia costretta a chiudere.

Magari un ragionamento sui cambiamenti generazionali dei lettori, sulla sfida imprevedibile posta dagli e-book, sulla mole di pubblicazioni in circolazione, sulla concorrenza dei centri commerciali e dei supermercati. Insomma, gli spunti su cui riflettere sono molteplici e tutti interessanti. E invece. Nell’articolo pubblicato dal Messaggero Veneto il titolare della Carducci asciuga in poche battute (tre righe tre nella trascrizione del giornalista) alcuni dei succitati temi per concentrare la sua attenzione sulla limitazione al traffico nel centro cittadino e la mancanza di parcheggi per le automobili che, è il suo ragionamento, terrebbero lontani i clienti. Per chi non conosce la realtà del capoluogo friulano, rammento che da diversi anni è stato avviato un piano per favorire una migliore mobilità cittadina che prevede, oltre alla pedonalizzazione di alcune zone del centro storico, la realizzazione di una rete di piste ciclabili.

I commercianti cittadini, per motivi che sfiorano la patogenesi, sono e sono stati tra i più arcigni avversari di queste politiche. Le argomentazioni del librario non sono quindi inedite. Nondimeno, però, risultano insensate. C’è una (in)cultura pervadente che continua a vedere la bicicletta in ambito urbano e l’uso dei mezzi pubblici come qualcosa di disdicevole, un richiamo a un passato di povertà e ristrettezze che si vuole per sempre cancellato. Va da sé che l’automobile è il mezzo principe da favorire ad ogni costo, anche se oggi – in città – scomodo, costoso e dannoso. Ma non è questo il punto. Continue Reading »

Caro Sindaco,

Come avrà già avuto modo di apprendere dalle notizie degli ultimi giorni, l’Italia si posiziona al terzo posto in Europa per mortalità in bicicletta. Negli ultimi 10 anni, ben 2.556  ciclisti hanno perso la vita sulle nostre strade ed è per porre freno a questa situazione che due settimane or sono abbiamo lanciato in Italia la campagna #salvaiciclisti con cui abbiamo chiesto al Parlamento italiano l’applicazione degli 8 punti del Manifesto del Times.

In questi i giorni il Parlamento sta facendo la propria parte ed una proposta di legge sottoscritta da (quasi) tutte le forze politiche è pronta per la presentazione alla Camera e al Senato. Senza il suo preziosissimo contributo di amministratore locale, però, anche la migliore delle leggi rischia di restare lettera morta ed è per questo che siamo a chiedere la sua adesione alla campagna #salvaiciclisti per il miglioramento della sicurezza dei ciclisti nella sua città.

Aderendo a #salvaiciclisti si impegnerà quindi a:

  1. Garantire l’applicazione a livello locale degli 8 punti del Manifesto del Times per le aree di competenza comunale,
  2. Formulare le opportune strategie per incrementare almeno del 5% annuo gli spostamenti urbani in bicicletta nei giorni feriali,
  3. Contrastare il fenomeno del parcheggio selvaggio (sulle strisce pedonali, in doppia fila, in prossimità di curve ed incroci, sulle piste ciclabili),
  4. Far rispettare i limiti di velocità stabiliti per legge e istituire da subito delle “Zone 30″ e “zone residenziali” nelle aree con alta concentrazione di pedoni e ciclisti,
  5. Realizzare, qualora mancante, un Piano Quadro sulla Ciclabilità o Bici Plan,
  6. Monitorare e ridisegnare i tratti più pericolosi della città per la viabilità ciclistica di comune accordo con le associazioni locali,
  7. Redigere annualmente un documento pubblico sullo stato dell’arte nel proprio comune di competenza della viabilità ciclabile indicando i risultati dell’anno appena trascorso e gli obiettivi futuri,
  8. Dotare ogni strada di nuova costruzione o sottoposta ad interventi straordinari di manutenzione straordinari con un percorso ciclabile che garantisca il pieno comfort del ciclista,
  9. Promuovere una campagna di comunicazione per sensibilizzare tutti gli utenti della strada sulle tematiche della sicurezza,
  10. Dare il buon esempio recandosi al lavoro in bicicletta per infondere fiducia nei cittadini e per monitorare personalmente lo stato della ciclabilità nella sua città

È perché riteniamo che la campagna #salvaiciclisti  sia dettata dal buon senso e da una forte dose di senso civico che chiediamo un suo contributo affinché anche in Italia il senso civico e il buon senso prendano finalmente il sopravvento.

Chiunque volesse contribuire al buon esito di questa campagna può condividere questa lettera attraverso Facebook, attraverso il proprio blog o sito, attraverso Twitter utilizzando l’hashtag  #salvaiciclisti e, ovviamente, inviandola via mail al sindaco della propria città e ai sindaci delle città capoluogo di regione.

Puoi scaricare da qui la lista degli indirizzi mail delle città capoluogo: lista.

Se non conosci l’indirizzo mail del tuo sindaco, puoi trovarlo a questo sito: link.

Il  gruppo su Facebook sta aspettando nuove idee per continuare la campagna.

 

Hanno  lanciato la seconda fase della campagna #salvaiciclisti:

 

  1. piciclisti.wordpress.com
  2. amicoinviaggio.it
  3. rotafixa.it
  4. biascagne-cicli.it
  5. nuovamobilita.wordpress.com
  6. mazzei.milano.it
  7. www.ediciclo.it
  8. www.ciclomundi.it
  9. festinalente.ztl.eu
  10. milanonmybike.blogspot.com
  11. areabici.blogspot.com
  12. greenMe.it (www.greenme.it)
  13. www.bicizen.it
  14. Fiab-onlus.it
  15. LifeGate.it
  16. lifeintravel.it
  17. lucaconti.blogspot.com

Pubblichiamo il commento di Matteo Scarabelli, giornalista e scrittore a pedali (suoi sono “Europa Europa! e “C’è di mezzo il mare”, nella foto in bicicletta in Egitto durante il suo viaggio lungo il Mediterraneo) che aderisce al movimento #salvaiciclisti:

Ero molto felice. Avevo appena letto una Adnkronos che annunciava l’adesione del sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, alla campagna Salvaiciclisti. D’istinto l’ho copiata nel mio profilo di Facebook, che in questi giorni è un trionfo di iniziative e buoni propositi ciclistici. Poi, a cielo sereno, è arrivato questo commento (che riporto integralmente, anche nella forma in cui è stato scritto).

“In una grande città di impegno e di lavoro come Milano, il ciclista è per lo più un rotto in culo che non lavora e che intralcia il traffico, chiedendo, per altro, più tasse a chi lavora per rendergli il suo inutile vagare per la città ancora più costoso e dannoso. Un sindaco che sta dalla parte degli operai e di chi lavora dovrebbe dare un bonus parkeggio (almeno 100 ore) per ogni ciclista steso.”

Ecco.

Non voglio commentare. La cosa che più mi colpisce di questa (spiacevole) storia è che a scrivere questo commento è stato il mio ex professore di storia e filosofia del liceo. Una persona colta e nient’affatto stupida che, secondo me, dà voce al pensiero sociale dominante: che i ciclisti, alla fine, rompono i coglioni. Sono dei Don Chisciotte, dei perditempo naif, degli alternativi buonisti che vogliono fare la morale a tutti. Certo, in pochi hanno il coraggio di scrivere le porcherie del mio ex professore, ma in tanti, tantissimi, mal sopportano le persone che vanno in bicicletta.

Ecco perché ritengo che gli otto punti (seppure benaccetti) non bastino per salvare davvero i ciclisti.
Fintanto che ci sarà questa visione della città, questo modo di pensare, di correre, questa mentalità, questa cultura, per dirla con una sola parola, qualunque regola non sarà sufficiente.

Nel 2004 Rob Lilwall si è licenziato dal suo lavoro di insegnante e ha deciso di abbracciare la follia: è partito per un’impresa a due ruote davvero eccezionale, il ritorno dalla Siberia a casa attraverso un inverno infernale, la giugla labirintica della Papua Nuova Guinea, un ciclone australiano che non perdona e l’Afghanistan in guerra… Dopo 56.000 km, 3 anni e diverse disavventure, arriverà a Londra con un nuovo sorriso. Dal suo viaggio è nata una miniserie, prodotta dal National Geographic, che è approdata in Italia su Rai 5 la scorsa primavera, e un libro, edito in Inghilterra con grande successo, che arriverà il prossimo 22 marzo nelle nostre librerie per conto di Ediciclo. Il titolo sarà “In bici dalla Siberia a casa”. Qui il saluto di Lilwall al pubblico italiano. Rob si trova in questo momento in Cina, intento a intraprendere una nuova impresa: tornare a casa a piedi dalla Mongolia!

Nell’ambito della conferenza stampa di presentazione dell’offerta turistica della Slovenia, in programma alla BIT – Borsa Internazionale del Turismo di Milano Giovedì 16 febbraio alle ore 14.00 presso lo spazio ADUTEI (pad.2, st. G28) a cura dell’Ufficio Turistico Sloveno, sarà presentato il libro “Passi e valli in bicicletta – Slovenia 1. Da Nuova Gorica a Bled” (Ediciclo Editore) di Fulvio Babich.

Ultimo nato per la collana storica di Ediciclo dedicata alle salite in bicicletta, il libro è dedicato alla descrizione di 58 itinerari della Slovenia Occidentale vicino al confine italiano. La Slovenia infatti rappresenta un paradiso per la bicicletta, con le sue strade poco frequentate che attraversano paesaggi incantevoli, tra colline sinuose e aspre montagne, castelli e laghi immobili. Babich propone i suoi itinerari lungo la valle della Sava Dolinka, Bled, la regione della Škofja Loka, il Collio (Goriška Brda) e il Carso. Il volume è arricchito da foto a colori, profili altimetrici, informazioni pratiche, indirizzi utili ecc.

 

Dopo la presentazione, è stato abbinato all’evento un originale momento di animazione interattiva: a disposizione di tutti i giornalisti che parteciperanno alla conferenza stampa ci sarà la possibilità di cimentarsi con due delle salite proposte nella guida grazie al sistema di rulli Realaxiom di Elite. Nel video si vedrà la salita avanzare grazie al nostro movimento; sui rulli pedaleremo e faticheremo per portare a termine l’impresa.

Fulvio Babich è un professore universitario, amante dello sport e della musica. Sposato con Graziella, ha due splendidi figli, Francesco e Federica. Un’autentica passione per lo sport e la montagna lo ha spinto verso il ciclismo e la corsa. Per anni ha percorso le vallate europee in sella alla specialissima, scalando i celebri passi entrati nella leggenda ciclistica. Il continuo pedalare lo ha portato a individuare salite sconosciute al popolo cicloturista, alcune delle quali descritte nei libri che ha pubblicato. Ma non è mancato uno spazio per l’agonismo, con continue partecipazioni alla celebre Maratona delle Dolomiti, e alla mitica maratona di New York, sempre con ottime prestazioni.

Gentili direttori del Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa, Gazzetta dello Sport, Corriere dello Sport, Il Messaggero, Il Resto del Carlino, il Sole 24 Ore, Tuttosport, La Nazione, Il Mattino, Il Gazzettino, La Gazzetta del Mezzogiorno, Il Giornale, Il Secolo XIX, Il Fatto quotidiano, Il Tirreno, Il giornale di Sicilia, Libero, La Sicilia, Avvenire.

La scorsa settimana il Times di Londra ha lanciato una campagna a sostegno delle sicurezza dei ciclisti che sta riscuotendo un notevole successo (oltre 20.000 adesioni in soli 5 giorni).

In Gran Bretagna hanno deciso di correre ai ripari e di chiedere un impegno alla politica per far fronte agli oltre 1.275 ciclisti uccisi sulle strade britanniche negli ultimi 10 anni. In 10 anni in Italia sono state 2.556 le vittime su due ruote, più del doppio di quelle del Regno Unito.

Questa è una cifra vergognosa per un paese che più di ogni altro ha storicamente dato allo sviluppo della bicicletta e del ciclismo ed è per questo motivo chiediamo che anche in Italia vengano adottati gli 8 punti del manifesto del Times:

  1. Gli autoarticolati che entrano in un centro urbano devono, per legge, essere dotati di sensori, allarmi sonori che segnalino la svolta, specchi supplementari e barre di sicurezza che evitino ai ciclisti di finire sotto le ruote.
  2. I 500 incroci più pericolosi del paese devono essere individuati, ripensati e dotati di semafori preferenziali per i ciclisti e di specchi che permettano ai camionisti di vedere eventuali ciclisti presenti sul lato.
  3. Dovrà essere condotta un’indagine nazionale per determinare quante persone vanno in bicicletta in Italia e quanti ciclisti vengono uccisi o feriti.
  4. Il 2% del budget dell’ANAS dovrà essere destinato alla creazione di piste ciclabili di nuova generazione.
  5. La formazione di ciclisti e autisti deve essere migliorata e la sicurezza dei ciclisti deve diventare una parte fondamentale dei test di guida.
  6. 30 km/h deve essere il limite di velocità massima nelle aree residenziali sprovviste di piste ciclabili.
  7. I privati devono essere invitati a sponsorizzare la creazione di piste ciclabili e superstrade ciclabili prendendo ad esempio lo schema di noleggio bici londinese sponsorizzato dalla Barclays
  8. Ogni città deve nominare un commissario alla ciclabilità per promuovere le riforme.

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Max Mauro, scrittore, giornalista e viaggiatore (di lui Ediciclo ha pubblicato “Patagonia controvento” e “La bici sopra Berlino“), ha tradotto per noi il libro di Rob Lilwall “In bici dalla Siberia a casa“, che uscirà a metà marzo. Ora sta riguardando le bozze insieme alla figlia Olivia, di poco più di un mese. In due gli errori si vedono meglio! Un abbraccio a entrambi.

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