
Ad esempio, io non la ricordo la mia prima bicicletta. Potrei alzare il telefono e chiedere a mia madre, che lei si ricorda di cose mie molto più di me - come è solito nelle madri che amano i loro figli più di quanto i figli amino se stessi. Ma io non la ricordo. Ricordo una bicicletta, sì. Ma non sono neppure certo che, nei vari ricordi in cui la bicicletta appare, sia la stessa. Potrebbero essere biciclette diverse, successive. Ma ciò che ricordo - e di questo conservo una memoria fisica, tattile - è di me stesso, bambino, che vado su una bicicletta. Ecco.
Ciò che potrei affermare, invece, con certezza è che, a un certo punto, una di quelle biciclette sia stata una Bmx. Le Bmx, giusto per distinguere, non erano quelle che noi ragazzini dei primi anni ottanta chiamavamo bici da cross. Le bici da cross avevano gli ammortizzatori finti (me li ricordo gialli, io, gli ammortizzatori finti delle bici da cross) ed erano una sorta di mutazione genetica delle Grazielle: la bici della cugina modificata da un Hell’s Angel, un chopper di borgata. Ho avuto anche quella, credo. Forse facevo le elementari. Ma nel 1982 (avevo dieci anni) un sabato pomeriggio sono andato al cinema a vedere E.T con i miei, e la bici che Elliot usa per portare il piccolo extraterrestre all’appuntamento con la propria astronave, la bici con la quale vola davanti alla luna, be’, quella bici è una Bmx. Lo so perché uscendo dal cinema ricordo di aver detto a mia madre: “Hai visto? Quel bambino aveva la mia bicicletta”. Continue Reading »

















