Novità in libreria: “Dizionario dell’abbandono” di Francesco G. Capitani
Che cosa resta quando l’uomo se ne va? Cosa raccontano i luoghi dimenticati, quando il tempo smette di essere utile e diventa materia?
Con Dizionario dell’abbandono. Esercizi di esplorazione dei luoghi che restano (Ediciclo Editore, collana Ciclostile) Francesco G. Capitani firma un libro poetico e filosofico che attraversa case vuote, manicomi dismessi, ospedali, paesi fantasma, ville inghiottite dalla vegetazione e parchi giochi silenziosi. Un’opera che è un’indagine profonda sul rapporto tra tempo, memoria e fragilità, umana e architettonica.
Organizzato come un dizionario emotivo e concettuale, il libro procede per lemmi – L’assenza, Il silenzio, La paura, La bruttezza, L’amore, La rivelazione, ecc. – e invita il lettore a un’esplorazione che mette alla prova percezioni diverse e complementari: la fatica fisica del camminare, l’occhio fotografico, il silenzio assoluto, la ricerca storica, la vicinanza inquieta di un passato che non smette di parlare.
Nei luoghi abbandonati, Capitani rintraccia una verità che riguarda tutti: l’abbandono non è solo fine, ma anche possibilità. È nudità, esposizione, perdita di funzione, ma può diventare anche riscatto, trasformazione, nuova forma di bellezza. Le architetture fragili e vulnerabili, lasciate al tempo e alla natura, finiscono per somigliare all’essere umano più di quanto non accadesse quando erano “utili”.
Dizionario dell’abbandono è un libro per gli appassionati di urbex, l’esplorazione urbana di luoghi abbandonati, di fotografia e per chi cerca un dialogo intimo con i luoghi dimenticati.
Un’opera che guarda ai luoghi come organismi vivi, attraversati da silenzi, paure e possibilità di rinascita, e che invita a rallentare lo sguardo per cogliere ciò che, spesso, scegliamo di non vedere.







